Economia

Cottarelli: L’Italia può evitare il ricorso alla flessibilità Ue sul debito

Carlo Cottarelli esprime cautela sull'uso della flessibilità Ue per il debito pubblico italiano, suggerendo interventi mirati piuttosto che una manovra espansiva generale.

In Breve

Cosa pensa Cottarelli sulla flessibilità Ue per l'Italia?
Cottarelli ritiene che l'Italia non abbia bisogno di ricorrere alla flessibilità Ue per aumentare il debito pubblico.
Qual è la situazione economica attuale in Italia?
L'occupazione e la produzione industriale sono aumentate, ma si è registrata una lieve flessione a maggio.
Quali sono le preoccupazioni sui programmi elettorali?
Molte promesse politiche sono prive di coperture finanziarie, con impegni stimati di 140-150 miliardi all'anno.

Carlo Cottarelli, economista e ex commissario alla spending review, ha recentemente dichiarato che l’Italia, al momento, non necessita di ricorrere alla maggiore flessibilità concessa dall’Unione Europea per aumentare il debito pubblico. Secondo Cottarelli, un incremento del deficit dovrebbe essere giustificato solo se necessario per evitare una recessione. Gli attuali indicatori economici non evidenziano, sebbene con le dovute cautele, una debolezza tale da richiedere una manovra espansiva generalizzata.

Nel primo trimestre dell’anno, l’andamento dell’economia italiana è stato relativamente positivo, con un incremento dell’occupazione e della produzione industriale. Tuttavia, si è registrata una lieve flessione a maggio. Pertanto, eventuali interventi dovrebbero essere mirati a settori specifici, finanziati attraverso tagli di altre spese o aumentando le entrate fiscali.

Cottarelli ha anche messo in guardia sulla trasparenza dei programmi elettorali, evidenziando che molte promesse politiche sono prive di coperture finanziarie. Recenti stime indicano impegni non finanziati per un valore di 140-150 miliardi all’anno da parte di alcuni partiti, una cifra che potrebbe avere significative implicazioni sul debito pubblico nel lungo termine.

In merito ai salari, l’economista ha osservato una diminuzione dei salari reali di circa il 6,6% negli ultimi trent’anni. Sebbene il salario minimo possa avere un ruolo, non affronta il problema strutturale della bassa crescita della produttività, che richiede politiche per incentivare gli investimenti e rendere l’Italia più attrattiva per le imprese.

L’inflazione ha avuto un impatto significativo sul potere d’acquisto, con un aumento dei prezzi del 16-17% nel biennio 2021-2022. I lavoratori dipendenti hanno subito una perdita del potere d’acquisto di circa il 13%. Anche se nei tre anni successivi i salari hanno recuperato parte del terreno perduto, la ripresa dell’inflazione rappresenta un ulteriore rischio.

Infine, Cottarelli ha sottolineato la necessità di un consolidamento bancario in Italia, ritenendo fondamentale rafforzare le banche per competere a livello europeo e mondiale, senza però trascurare il ruolo delle banche territoriali, essenziali per famiglie e piccole e medie imprese.