Economia

Allerta per l’inclusione dell’urea nel Cbam: impatti sui pannelli in legno

Le imprese produttrici di pannelli in legno esprimono preoccupazione per l'inclusione dell'urea nel Cbam, che potrebbe aumentare i costi di produzione.

In Breve

Qual è l'impatto dell'inclusione dell'urea nel Cbam?
Potrebbe aumentare i costi di produzione dei pannelli in legno del 10-12%.
Da dove proviene la maggior parte dell'urea importata in Italia?
Oltre l'80% proviene da Paesi terzi come Egitto, Algeria e Nigeria.
Quando entrerà in vigore l'obbligo di acquisto dei certificati Cbam?
A partire da gennaio 2026.

Il recente voto della Commissione Envi del Parlamento europeo ha confermato l’inclusione dell’urea tra le materie soggette al Carbon Border Adjustment Mechanism (Cbam). Questo meccanismo dell’Unione Europea introduce oneri sulle importazioni di materie prime e semilavorati ad alta intensità di emissioni di CO2, suscitando preoccupazioni tra i produttori di pannelli in legno.

Le aziende del settore, rappresentate da Assopannelli, chiedono l’esclusione dell’urea, un derivato del gas naturale utilizzato principalmente nella produzione di colle per pannelli e in agricoltura. Fantoni, presidente dell’associazione, sottolinea che l’urea è una materia prima strategica, incidendo per circa il 43% dei costi diretti di produzione. L’obbligo di acquisto dei certificati Cbam, previsto a partire da gennaio 2026, potrebbe comportare un costo aggiuntivo per l’urea compreso tra 40 e 60 euro per tonnellata, portando a un incremento dei costi dei pannelli del 10-12% nei primi quattro anni di applicazione.

La situazione è ulteriormente complicata dalle fluttuazioni del prezzo dell’urea, che ha raggiunto picchi di quasi 900 dollari per tonnellata, e dalla forte dipendenza dell’Europa dalle importazioni. Nel 2023, oltre l’80% delle importazioni italiane di urea proveniva da Paesi terzi come Egitto, Algeria e Nigeria, mentre la quota proveniente dall’Unione Europea è rimasta sotto il 20%.