Energia

Il cambiamento climatico e la gestione dell’acqua in Italia: un nuovo approccio necessario

Il cambiamento climatico richiede un ripensamento della gestione delle risorse idriche in Italia, secondo Marco Casini di Aubac.

In Breve

Qual è l'impatto del cambiamento climatico sulla gestione dell'acqua in Italia?
Il cambiamento climatico ha alterato i regimi pluviometrici, richiedendo un ripensamento della gestione delle risorse idriche.
Quali misure sono necessarie per affrontare il rischio idrogeologico?
È necessario diversificare le fonti idriche e promuovere la manutenzione delle reti per ridurre le perdite.
Come può l'agricoltura adattarsi ai nuovi contesti climatici?
L'agricoltura deve scegliere colture adatte e migliorare l'efficienza dell'irrigazione.

Il cambiamento climatico ha profondamente alterato i regimi pluviometrici in Italia, con conseguenze significative per la gestione delle risorse idriche e il rischio idrogeologico. Marco Casini, segretario generale di Aubac, evidenzia la necessità di un ripensamento radicale delle strategie attuali.

In particolare, Casini sottolinea che l’acqua non può più essere considerata una risorsa scontata. È fondamentale introdurre un bilancio idrico, prestando attenzione alla manutenzione delle reti e alla riduzione delle perdite, che attualmente si attestano al 42,4%, rispetto al 27% degli anni ’90.

Tra le misure suggerite, la diversificazione delle fonti idriche è cruciale, dato che l’85% dell’acqua utilizzata proviene dal sottosuolo. Diventano quindi fondamentali pratiche come il riuso, la desalinizzazione e l’aumento di invasi per raccogliere le precipitazioni sempre più concentrate.

In agricoltura, la sfida non riguarda solo l’efficienza dell’irrigazione, ma anche la scelta di colture adatte ai nuovi contesti climatici. Inoltre, nelle aree urbane è necessario ripensare i centri abitati, adottando soluzioni che aumentino la permeabilità dei suoli e favoriscano il trattenimento dell’acqua, per ridurre il rischio di allagamenti e promuovere il concetto di “città spugna”.

Infine, una gestione efficace del rischio richiede di superare i limiti amministrativi, attraverso autorità di bacino capaci di coordinare più regioni e comuni. La conoscenza del territorio e la prevenzione sono essenziali, con la rimappatura delle aree a rischio tramite modelli idraulici digitali avanzati. Strumenti di governo del rischio adeguati possono facilitare l’accesso ai finanziamenti e la realizzazione di interventi più efficaci.