In Breve
- Qual è l'impatto della chiusura dello Stretto di Hormuz sul mercato del jet fuel in Europa?
- Ha portato a un aumento delle importazioni da Stati Uniti e Nigeria, riorganizzando i flussi di approvvigionamento.
- Come ha reagito la Nigeria alla chiusura dello Stretto di Hormuz?
- La raffineria Dangote ha aumentato la produzione, diventando un fornitore cruciale per l'Europa.
- Quali sono le attuali scorte di jet fuel in Europa?
- Le scorte sono inferiori a 30 giorni di consumo e circa il 39% sotto la media degli ultimi cinque anni.
La recente chiusura dello Stretto di Hormuz ha avuto un impatto significativo sul mercato europeo del jet fuel, spingendo i fornitori a riorganizzare le proprie strategie di approvvigionamento. A partire dal 28 febbraio, la raffineria nigeriana Dangote ha incrementato la produzione, aggiungendo circa 40.000 barili al giorno destinati all’Europa rispetto allo stesso periodo del 2025. Questo ha contribuito a un aumento delle importazioni europee di carburante per aviazione, che sono passate da circa 612.000 barili al giorno a gennaio 2026 a 750.000 a giugno, mantenendo lo stesso livello anche a luglio.
Prima della crisi, l’Europa importava tra 550.000 e 600.000 barili al giorno di jet fuel, di cui circa 300.000 provenivano dal Medio Oriente attraverso lo Stretto di Hormuz. La chiusura di quest’ultimo ha quindi sottratto al mercato europeo quasi 300.000 barili al giorno. Nel mese di aprile, Stati Uniti e Nigeria hanno coperto quasi il 75% delle importazioni europee, pari a circa 375.000 barili al giorno, mentre le esportazioni statunitensi di jet fuel hanno raggiunto circa 443.000 barili al giorno in agosto, avvicinandosi al record di 455.000 di maggio.
La nuova capacità della raffineria Dangote ha reso la Nigeria un fornitore sempre più cruciale per l’Europa. Tuttavia, la sostituzione dei volumi mediorientali ha comportato costi aggiuntivi, con acquirenti in Europa e Asia che si sono contesi le forniture disponibili. Le raffinerie europee hanno dovuto riallocare la produzione, causando effetti visibili sul mercato dei prodotti distillati.
Nonostante l’Europa sia riuscita a evitare una crisi acuta di jet fuel durante la stagione estiva, ha mostrato una crescente vulnerabilità sul diesel, le cui importazioni sono scese da 1,97 milioni di barili al giorno a gennaio a 1,56 milioni a luglio. A metà agosto, il prezzo del diesel europeo ha superato quello del jet fuel per la prima volta in oltre un anno. Le scorte di carburante per aviazione rimangono limitate, con livelli inferiori a 30 giorni di consumo a luglio e scorte dell’hub ARA circa il 39% sotto la media degli ultimi cinque anni.
Attualmente, il jet fuel quota oltre 1.300 dollari per tonnellata e i prezzi a termine sono aumentati rispetto a un mese fa. Se la chiusura dello Stretto di Hormuz dovesse protrarsi, il mercato potrebbe rispondere con tagli di capacità, specialmente durante l’inverno, quando la domanda di trasporto aereo è tradizionalmente più debole.
